Luca Ceccotti

Luca Ceccotti

Sono nato e vivo tutt’ora nell’ambito della Toscana nord-occidentale, figlio di famiglia modesta in termini di censo ma ambiziosa e attrezzata quanto giusto e opportuno in termini culturali: dai miei genitori ho sempre percepito chiaramente che ogni avere che davvero sia un valore si trova nella dimensione dell’essere…
Questo bel concetto non mi è mai stato, per fortuna, “predicato” ma solo… mostrato.

Compio il mio curriculum studiorum con zoppicante onore, almeno fino ad un certo punto.
In pratica per lunghi anni studio (o meglio seguo durante le lezioni) solo quel che mi appassiona in ragione dell’argomento e/o del docente che me lo propone; risultato scontato è la produzione di pagelle assurde e spiazzanti nelle quali in pratica non compare alcun voto tra il 4 e il 7 ma si va direttamente dal 2 o 3 (regalati) all’8 e oltre.
Questa mia anarchia, frutto di dubbio genio e sicura sregolatezza, trovò il suo inevitabile sbocco quando, a causa di ovvie e conseguenti “bocciature” scolastiche, interruppi gli studi e, diciassettenne, impattai con il duro lavoro di fabbrica in una tintoria di fiori secchi.
Qualcosa (chissà cosa…) mi spinse a ritornare allo studio e da allora cominciai a mietere successi, nel senso che sono comparsi i 6/7 nelle discipline che non mi piacevano ( o i cui docenti non mi intrigavano) e si sono mantenuti i voti alti nelle altre: siamo al 1974.

Concluso (ovviamente in ritardo) il quinquennio delle superiori – istituto magistrale + quinto anno per accedere a qualunque facoltà – girovagai qualche tempo tra scienze politiche e fisica, tanto per rimarcare la mia scarsa docilità all’inquadramento in un settore specialistico delle scienze, umane e non…fino alla conquista del posto fisso come insegnante elementare.
L’arrivo dello stipendio sicuro, mescolato con l’infine inevitabile corvee del servizio militare, concorsero in modo decisivo a disincentivarmi alla prosecuzione degli studi, senza essere riuscito a cingermi di laurea corona: arriviamo al 1977, con partenza per Cagliari e poi Roma, causa NAJA.

Qualche anno dopo aver terminato il servizio per la patria mi sposo, collaboro alla messa al mondo di due figlie e contemporaneamente, grazie all’amore, alla pazienza e alla fiducia della mia spericolata consorte, concludo finalmente il percorso universitario – alternando libri e cambio pannolini, esperienze di calibratura di ingredienti nel biberon e didattica della chimica – nel settore delle scienze pedagogiche, con curvatura sulla filosofia del metodo scientifico, mio antico pallino.
Ciò mi consentirà, anni dopo (1995), di partecipare “a” e vincere “il” concorso per direttori didattici: così, dopo oltre vent’anni di insegnamento, vado a ricoprire un ruolo direttivo.
Già da insegnante svolgevo una vita parallela come formatore, consulente o, più semplicemente, appassionato di didattica delle scienze sperimentali, che ho sempre visto come una delle (varie ma non tante) possibilità date all’uomo di raggiungere la verità, nel senso del traguardo e del limite di ciò che ci si propone di esplorare.
Dal 2005, con il consenso dei colleghi delle scuole della Versilia, coordino la rete scolastica Fo.Re.Ver., che si occupa di aggiornamento e formazione del personale scolastico e di sperimentazione educativa di percorsi innovativi.
Si tratta di un ruolo che, francamente, non posso dire di aver ottenuto superando l’agguerrita concorrenza di colleghi che ad esso ambivano: la mia unica carta vincente (!) è stata la disponibilità, dote certamente non sufficiente ma altrettanto certamente necessaria.